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Andreoli di Nazareth è costituito (per il momento) da due monologhi e un reading. Nel primo monologo Maximilian, un amico d’infanzia di Gesù, racconta come si sono svolti davvero i fatti e, cioè, che Gesù è morto a 12 anni colpito al petto da una lancia per mano sconosciuta. Prima di morire Gesù ha incaricato proprio Max di portare a compimento il lavoro per cui era venuto al mondo. Max non riesce però nell’intento e, non invecchiato più dopo il trentesimo anno, è sopravvissuto fino al giorno d’oggi. Ci racconta la sua difficoltà, le sue perplessità (perché nessuno da allora si è fatto più vivo?) fino a trovarsi a parlare direttamente con lui (Dio? Gesù? forse entrambi) chiedendo loro il perchè di tanto silenzio.
Un monologo interessante, delicato e tenero, che ha forse l’unico dettaglio irrisolto di non spiegare come mai, se Gesù è davvero morto a 12 anni e Max NON è riuscito a farne il percorso al posto suo, a noi sia giunta comunque la storia di Gesù come la conosciamo dai Vangeli. Un immenso falso storico ? Max non si pone la domanda e il testo di Andreoli nemmeno.
Lo sviluppo del monologo poi, dato l’argomento e anche le tecniche narrative del suo autore, rasenta, a momenti, il cabaret (la barzelletta), senza cadervi mai, ma avvicinandovisi pericolosamente ma forse siamo noi che ricordiamo troppe barzellette su Gesù…
La seconda parte invece è un reading, una lettura che vede l’attore rendicontare gli spettatori su alcuni estremisti fanatici e fondamentalisti cristiani che ha contattato su internet chiedendo pareri sul suo primo testo (non capiamo se per provocazione o per sincero scrupolo teologico). Ne emerge un resoconto agghiacciante, tra deliri misogini e maschilisti ,sostenuto da testimonianze video e audio prese dalla rete, sulle tante ecolalie che (anche sulla rete ma non solo) riguardano chi si arroga il diritto di parlare in nome di Dio.
Anche qui non si capisce però il senso dell’interazione. Se cioè si sono scelte certe organizzazioni come interlocutore per mostrare l’assurdità di certe frange estreme, compito favorito dalle loro posizioni insostenibili (più evidenti ma meno pericolose dell’estremismo del Vaticano così come di quello di altre religioni), o se invece si è cercato con loro un dialogo sincero.
Insomma Andreoli è un credente in crisi o un laico che vuole ripristinare la democrazia?
La terza parte vede un secondo monologo nel quale Andreoli, indossato uno speciale casco che gli copre il viso, mostra al pubblico due monitor nei quali compaiono rispettivamente un occhio e una bocca recitante.
Il perosnaggio …ciclopico è un Dio, depresso e colto da dubbi, che si rivolge a uno psicologo. Una scrittura interessante e intelligente che individua davvero i dubbi di un creatore che si trovi dinanzi l’evolversi imbarazzante del suo creato.
Come accenna Andreoli durante il reading (e come spiega bene su internet) Andreoli di Nazareth è un format, prima ancora che un testo, all’interno del quale possono convivere forme diverse di spettacolo e dunque ogni rappresentazione è sempre una cosa sé e non si può parlare di vere e proprie repliche.
Un format interessante di ricerca sulla Bibbia (in realtà più sul Nuovo Testamento) la cui ambiguità di fondo (sincera passione teologica o curiosità letteraria?) non si risolve e costituisce forse un ulteriore aspetto di interesse.
Ma come molti spettacoli non canonici su dio e la religione, anche Andreoli di Nazareth rischia di rimanere chiuso nell’angusto ambito della critica sterile, perchè proposta a chi, credendo, non può esercitare alcuno spirito critico, o a chi, non credendo, trova irrilevanti le tormentate questioni teologiche.
Detto altrimenti si finisce col sorridere di chi, proclamandosi ateo, passa tutto il tempo a parlare di dio…
ADN è comunque un format intelligente e interessante, un’esperienza cui assistere, per la sua forte componente performativa (soprattutto il monologo digitale).
Un ottimo inizio per la rassegna Mutamenti del teatro Arvalia con cui Andreoli di Nazareth ha aperto, insieme a Le figurine mancanti del 78.
(Roma, teatro Arvalia, 17 aprile 2009)
recensione teatro.orgultima modifica: 2009-04-19T09:28:00+02:00da andreoli
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