Roberto e gli altri 49

Tra i motivi che mi fanno essere felice di questo mio piccolo progetto, uno su tutti mi pare significativo: la gente ha voglia di dirmi cosa ne pensa, ha voglia di muovere critiche, mi chiede di fare due chiacchiere.
Evviva.
Il blog qui presente, del resto, nasce proprio per perseguire l’obiettivo dello scambio, del dibattito.
Anche per questo – lo ribadisco per chi pensa che il mio avviso sia solo un vezzo – ADN NON E’ UNO SPETTACOLO. 

L’altra sera ho chiacchierato un po’ con Roberto, una persona che ha assistito alla mia serata ma che non conoscevo affatto.
Ringraziandolo per l’attenzione, copio e incollo qui le righe che ha inviato al blog di Ubu Settete; lo faccio solo perchè questa sede è senz’altro più adatta per le sue parole.

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Ciao sono Roberto, ho visto lo spettacolo la sera del 02/07/2008 a Marino. Mi sono fermato con te fuori dal teatro per domandarti alcune cose. Spero che ti ricordi, se no, non fa niente. Volevo spiegati più ampiamente di quello che ho fatto a voce.

Per prima cosa, quello che mi ha colpito è la poca gente che ha partecipato allo spettacolo. Non puoi pensare di creare un dibattito come tu hai detto alla fine dello spettacolo stesso, quando, da una parte non ci sono interlocutori (pochi), e quei pochi non creano contraddittorio, perchè ti accettano per quello che sei, perchè sanno quello che stai comunicando, perchè sono pienamente d’accordo con te.
Non voglio mettere in discussione lo spettacolo stesso, ma dico che per la gente comune, parlo della gente che non è abituata di andare a teatro, non è abituata a certi discorsi strutturati in
maniera con troppe metafore, non è abituata a lunghi discorsi che a volte sembrano senza testa e coda.
La mia critica sta nel fatto che oggi più di ieri si ha bisogno di coinvolgere le persone, di farle partecipare, di insegnargli che ogni individuo è importante e diverso dall’altro. Non credo porti a nulla uno spettacolo come ieri sera, credo che viene fatto per un’ego personale, per mettersi in mostra, per pochi intimi. Scusa se sono così esplicito, ma non possiamo sempre girare intorno per poi non dire nulla.
Ti ho detto che per me, e solo per me, sei andato troppo veloce, non c’era il tempo per assimilare i/il concetto, per sono un Ex traumatizzato cranico, con tutta una serie di difficoltà, e una è questa. Prova a pensare quando scrivi a gli altri, a quelli che come me non riescono a seguirti, perché credo troppo complesso. Parli per pochi, per chi è d’accordo con te.
Nella mia nuova esperienza di seconda vita, vedo e accetto solo per chi parla a tutti, per chi tenta un approccio comunicativo alla portati di tutti; semplice.
Oggi credo, rispetto ai messaggi che ci arrivano addosso ci dobbiamo ribellare, dobbiamo dire la nostra coinvolgendo più persone possibili. Non so come fare, sono legato a questa idea di comunione (non solo nel senso religioso), di rispetto, di altruismo, di accettazione delle diversità dell’altro.
Scusami per questo sfogo, un caro abbraccio, Roberto

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Provo a rispondere per quanto posso:
– Sarebbe bello che tanta più gente prendesse parte non solo ai miei piccoli esperimenti, ma, più in generale, a tutte le iniziative di Ubu Settete e del teatro autoprodotto romano. Del resto, certi numeri, dipendono solo in minima parte da noi: chi frequenta con una certa regolarità il teatro instabile e non sovvenzionato di Roma, sa bene che certe dis-abitudini sono dure a morire. Detto questo abbiamo portato circa 50 spettatori a vedere “Andreoli di Nazareth” a Marino. Si tratta di un risultato quasi trionfale.
– Certo; di norma più ci sono amici in sala, più diminuiscono le eventuali voci di dissenso. Ma non è sempre così. Spesso, anzi, le critiche più dure capita di riceverle proprio dagli amici; da quelli veri. Del resto, torniamo al primo punto. E poi nessuno può e vuole impedire agli amici di esserci quando ci si mette alla prova (non solo andando in scena). 
– Accetto di buon grado le tue critiche alla struttura. E ne terrò conto. Tuttavia si tratta di una struttura, va detto, che se è difettosa e incolpeta, lo è necessariamente. Anche per questo “Andreoli di Nazareth” non è uno spettacolo teatrale.
– E’ vero. “Andreoli di Nazareth”, fin dal nome, è un lavoro egoistico. Ma mi dà modo di fare qualche esperimento. E poi chi mi conosce sa che quell’egoismo non serve tanto per mettermi in mostra (figuriamoci, mica faccio l’attore io!) ma, semmai, per dire – da ricercatore più che altro, da piccolo divulgatore – “guardate cos’ho trovato!”, “venite un po’ a sentire…!”, “che ne pensate di questo?”. Dici che un atteggiamento del genere non porta a nulla? Ma è ovvio che non porti a nulla!
– Ti garantisco che non è mia intenzione “parlare difficile”, fare il fighetto artistoide incomprensibile. E sinceramente non credo sia questo il caso. Quanto all’idea di dire sempre e solo cose che siano dirette a tutti, ma proprio a tutti… beh non è che sia troppo d’accordo. Non per snobismo, assolutamente. Ma perchè so (questo lo so) che solo i grandissimi sanno comunicare questioni complesse con parole semplici. Io non sono un grandissimo; io sono un piccolissimo. Provo a dire le mie cose, sperando umilmente di conservare un po’ di onestà intellettuale e di condividere con altre persone (magari non tutte) cose che mi sembrano interessanti o per bellezza o per utilità. Sono comunque convinto che la semplicità sia un valore; ma solo per chi è in grado di compiere miracoli; uno tra tutti: non cadere mai nella banalità, non trasformare mai semplicità in semplicismo.

Ti ringrazio davvero di queste tue parole.
Ti saluto ricambiando l’abbraccio e sperando in altre condivisioni.
Marco.

Roberto e gli altri 49ultima modifica: 2008-07-05T14:25:00+02:00da andreoli
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3 pensieri su “Roberto e gli altri 49

  1. Anche io ero tra il pubblico
    a prescindere dal fatto che ogni teatrante dovrebbe fare spettacoli per il pubblico e non per se stessi,
    sono pienamente d’accordo con l’ex traumatizzato cranico…

    Io ho perso la vista dall’occhio destro nel 1531, lo stesso anno della nascita di mia figlia Antonia e dell’esecuzione del mio dipinto de LE NOZZE DI CANA, ora all’ermitage.
    Tralasciato questo
    ho avuto problemi a vedere la scena in cui facevi Dio,
    dovresti pensare anche a noi ciechi da un occhio!!!

    Ciao

  2. Ciao
    io dal 1802 mi sono accorto di diventare sordo
    nel 1820 lo sono diventato del tutto.
    Ti devo ringraziare perché tu scandisci bene le parole e anche quando facevi Dio, le labbra si leggevano bene,
    ma potresti mettere nei video i sottotitoli per noi sordi?

    Ciao

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